Vai al contenuto
4,8/5 su Feedaty +9.800 prodotti disponibili Spedizione gratuita da €120 Prezzi trasparenti, IVA inclusa ed esclusa Preventivi personalizzati su richiesta Assistenza 338 222 13 74
Glossario

Pinza fissateli

Lo strumento che tiene ferma la teleria del campo

La pinza fissateli aggancia i teli operatori fra loro e al piano su cui poggiano, in modo che la finestra lasciata scoperta resti dove è stata messa e non si sposti mentre si lavora. Appartiene alla famiglia degli strumenti ad anelli con bloccaggio, la stessa forma generale delle pinze da emostasi, ma il suo morso non è costruito per comprimere: è costruito per trafiggere uno spessore di tessuto o per morderlo lungo una piega.

È uno strumento che entra in campo prima dell’intervento e ci resta fino alla fine. Non tocca il tessuto su cui si opera e non partecipa al gesto chirurgico: tiene ferma la geometria dentro cui il gesto avviene.

Punte ricurve: il meccanismo della pinza fissateli

Le due punte non si affrontano diritte come in una pinza da presa. Sono ricurve l’una verso l’altra, con la concavità rivolta all’interno, e chiudendo lo strumento descrivono ciascuna un arco: quando i due archi si incontrano, ciò che sta in mezzo si trova circondato da un anello quasi chiuso di metallo. È tutta qui la ragione della forma. Due punte diritte terrebbero il telo per solo attrito, e una trazione obliqua basterebbe a sfilarlo; le punte curve, invece, lo racchiudono, e per liberarlo bisogna riaprire lo strumento.

Il resto è costruzione consueta: gambi ad anelli, snodo a scatola, e sui bracci una dentiera che aggancia a scatti e fissa la chiusura raggiunta, così che la pinza resti serrata da sola sul bordo del campo. Nel tipo più diffuso ogni branca porta una sola punta ricurva, e i cataloghi tecnici lo indicano come una configurazione uno contro uno.

Punte acute e punte smusse

La punta acuta passa il telo da parte a parte e, dove serve, prende anche lo spessore che sta sotto. Tiene senza discussione, e lascia un foro. La punta smussa non perfora: si chiude su una piega di tessuto e la trattiene per pressione, il che chiede che una piega ci sia e che lo strumento venga posato dove il telo si sovrappone a se stesso o a un altro.

La differenza pesa in funzione del materiale della teleria. Un tessuto a ordito e trama si richiude in parte attorno al passaggio della punta, un non tessuto no, perché non ha fili che possano scorrere e riavvicinarsi. Per questo i cataloghi distinguono versioni dichiarate per la teleria in tessuto non tessuto, ed è una distinzione di materiale prima ancora che di strumento.

Misure e forme delle pinze fissateli

Le lunghezze correnti stanno fra otto e sedici centimetri, prese sulla lunghezza totale, con la fascia attorno agli undici e ai tredici centimetri come taglia più comune. Sono misure corte se paragonate ad altri strumenti ad anelli, e il motivo è che lo strumento lavora in superficie e deve ingombrare poco: una volta agganciato resta sul campo, e un manico lungo diventerebbe una leva su cui inciampare.

Esistono in versione retta e in versione curva, dove la curvatura riguarda il tratto terminale e cambia l’angolo con cui la punta arriva sul telo. La retta scende perpendicolare al piano e chiede che la mano stia sopra il punto di presa; la curva permette di arrivare di fianco, il che conta quando il bordo da agganciare corre lungo un profilo che non è piatto.

Acciaio, snodo e controllo della punta

Il materiale è acciaio inossidabile martensitico temprato, la famiglia che accetta il trattamento termico e restituisce alle punte la durezza necessaria a passare un tessuto senza piegarsi. Lo snodo è di regola a scatola, con una branca che passa dentro una finestra ricavata nell’altra: qui l’assenza di gioco laterale non serve alla precisione del gesto, come su uno strumento fine, ma al fatto che le due punte devono incontrarsi esattamente, e uno scarto di frazioni di millimetro le fa scavalcare invece che affrontare.

La punta acuta è il particolare che si consuma per primo, e su uno strumento ricondizionato molte volte è lì che si guarda: una punta arrotondata dall’uso smette di passare il tessuto e comincia a strapparlo, il che sul non tessuto significa allargare uno strappo a ogni trazione. L’altro punto di controllo è il bloccaggio: deve prendere su ogni scatto e non aprirsi da solo mentre lo strumento è sotto tiro. Nel lavaggio lo strumento va aperto, perché la finestra dello snodo è una cavità chiusa in cui residui e detergente restano intrappolati, e va ricordato che una pinza da teli resta agganciata per l’intera durata dell’intervento: è fra gli strumenti che stanno in campo più a lungo di tutti.

Fissateli, reggiteli e le pinze prestate al mestiere

Fissateli e reggiteli sono usati come sinonimi, e nell’uso commerciale italiano il secondo si è allargato oltre il tipo perforante. Sotto quella dicitura compaiono anche pinze nate per altro e impiegate a trattenere teleria: pinze ad anelli con morso fenestrato, pinze da presa con file di denti affrontati, pinze con morso triangolare. Sono strumenti diversi per morso e per gesto, accomunati soltanto dal fatto di poter chiudere e restare chiusi su uno spessore di stoffa.

Il tipo di riferimento resta quello a punte ricurve, che nell’uso corrente porta il cognome Backhaus, dal chirurgo che ne fissò la forma; in inglese la famiglia si chiama towel clamp. Il confine con la pinza da emostasi si legge sul morso: quella ha becchi lunghi e rigati per tutta la superficie, costruiti per chiudersi su un tessuto senza bucarlo, e usarla su un telo significa tenerlo per attrito, cioè non tenerlo.

Articoli correlati

Rassegna stampa

Parlano di noi

Da oltre 30 anni Al fianco dei professionisti HO.RE.CA e medicale
Catalogo ampio Migliaia di prodotti sempre disponibili
Spedizioni rapide Gratuite da €120, corriere espresso
Assistenza dedicata Supporto telefonico e preventivi personalizzati