Lo strumento che tiene ferma la teleria del campo
La pinza fissateli aggancia i teli operatori fra loro e al piano su cui poggiano, in modo che la finestra lasciata scoperta resti dove è stata messa e non si sposti mentre si lavora. Appartiene alla famiglia degli strumenti ad anelli con bloccaggio, la stessa forma generale delle pinze da emostasi, ma il suo morso non è costruito per comprimere: è costruito per trafiggere uno spessore di tessuto o per morderlo lungo una piega.
È uno strumento che entra in campo prima dell’intervento e ci resta fino alla fine. Non tocca il tessuto su cui si opera e non partecipa al gesto chirurgico: tiene ferma la geometria dentro cui il gesto avviene.
Punte ricurve: il meccanismo della pinza fissateli
Le due punte non si affrontano diritte come in una pinza da presa. Sono ricurve l’una verso l’altra, con la concavità rivolta all’interno, e chiudendo lo strumento descrivono ciascuna un arco: quando i due archi si incontrano, ciò che sta in mezzo si trova circondato da un anello quasi chiuso di metallo. È tutta qui la ragione della forma. Due punte diritte terrebbero il telo per solo attrito, e una trazione obliqua basterebbe a sfilarlo; le punte curve, invece, lo racchiudono, e per liberarlo bisogna riaprire lo strumento.
Il resto è costruzione consueta: gambi ad anelli, snodo a scatola, e sui bracci una dentiera che aggancia a scatti e fissa la chiusura raggiunta, così che la pinza resti serrata da sola sul bordo del campo. Nel tipo più diffuso ogni branca porta una sola punta ricurva, e i cataloghi tecnici lo indicano come una configurazione uno contro uno.
Punte acute e punte smusse
La punta acuta passa il telo da parte a parte e, dove serve, prende anche lo spessore che sta sotto. Tiene senza discussione, e lascia un foro. La punta smussa non perfora: si chiude su una piega di tessuto e la trattiene per pressione, il che chiede che una piega ci sia e che lo strumento venga posato dove il telo si sovrappone a se stesso o a un altro.
La differenza pesa in funzione del materiale della teleria. Un tessuto a ordito e trama si richiude in parte attorno al passaggio della punta, un non tessuto no, perché non ha fili che possano scorrere e riavvicinarsi. Per questo i cataloghi distinguono versioni dichiarate per la teleria in tessuto non tessuto, ed è una distinzione di materiale prima ancora che di strumento.
Misure e forme delle pinze fissateli
Le lunghezze correnti stanno fra otto e sedici centimetri, prese sulla lunghezza totale, con la fascia attorno agli undici e ai tredici centimetri come taglia più comune. Sono misure corte se paragonate ad altri strumenti ad anelli, e il motivo è che lo strumento lavora in superficie e deve ingombrare poco: una volta agganciato resta sul campo, e un manico lungo diventerebbe una leva su cui inciampare.
Esistono in versione retta e in versione curva, dove la curvatura riguarda il tratto terminale e cambia l’angolo con cui la punta arriva sul telo. La retta scende perpendicolare al piano e chiede che la mano stia sopra il punto di presa; la curva permette di arrivare di fianco, il che conta quando il bordo da agganciare corre lungo un profilo che non è piatto.
Acciaio, snodo e controllo della punta
Il materiale è acciaio inossidabile martensitico temprato, la famiglia che accetta il trattamento termico e restituisce alle punte la durezza necessaria a passare un tessuto senza piegarsi. Lo snodo è di regola a scatola, con una branca che passa dentro una finestra ricavata nell’altra: qui l’assenza di gioco laterale non serve alla precisione del gesto, come su uno strumento fine, ma al fatto che le due punte devono incontrarsi esattamente, e uno scarto di frazioni di millimetro le fa scavalcare invece che affrontare.
La punta acuta è il particolare che si consuma per primo, e su uno strumento ricondizionato molte volte è lì che si guarda: una punta arrotondata dall’uso smette di passare il tessuto e comincia a strapparlo, il che sul non tessuto significa allargare uno strappo a ogni trazione. L’altro punto di controllo è il bloccaggio: deve prendere su ogni scatto e non aprirsi da solo mentre lo strumento è sotto tiro. Nel lavaggio lo strumento va aperto, perché la finestra dello snodo è una cavità chiusa in cui residui e detergente restano intrappolati, e va ricordato che una pinza da teli resta agganciata per l’intera durata dell’intervento: è fra gli strumenti che stanno in campo più a lungo di tutti.
Fissateli, reggiteli e le pinze prestate al mestiere
Fissateli e reggiteli sono usati come sinonimi, e nell’uso commerciale italiano il secondo si è allargato oltre il tipo perforante. Sotto quella dicitura compaiono anche pinze nate per altro e impiegate a trattenere teleria: pinze ad anelli con morso fenestrato, pinze da presa con file di denti affrontati, pinze con morso triangolare. Sono strumenti diversi per morso e per gesto, accomunati soltanto dal fatto di poter chiudere e restare chiusi su uno spessore di stoffa.
Il tipo di riferimento resta quello a punte ricurve, che nell’uso corrente porta il cognome Backhaus, dal chirurgo che ne fissò la forma; in inglese la famiglia si chiama towel clamp. Il confine con la pinza da emostasi si legge sul morso: quella ha becchi lunghi e rigati per tutta la superficie, costruiti per chiudersi su un tessuto senza bucarlo, e usarla su un telo significa tenerlo per attrito, cioè non tenerlo.