L’apertura ricavata nella testata
Il foro naso-bocca è l’apertura praticata nella sezione della testa di un lettino da visita, da trattamento o da massaggio, attraverso la quale il viso di chi è disteso a pancia in giù resta libero di respirare. Il termine si trova nei cataloghi anche come foro viso o foro facciale, e indica sempre la stessa cosa: un vuoto passante che attraversa l’imbottitura e il rivestimento, non una semplice incavatura.
Il piano d’appoggio si interrompe dove il viso si appoggerebbe, e il carico si trasferisce sul bordo dell’apertura, che raccoglie fronte, zigomi e mento. È una modifica piccola della geometria del piano che cambia la posizione della testa, non del corpo.
Perché il foro sta nella sezione della testa
La posizione prona, senza apertura, obbliga a girare la testa di lato: il tratto cervicale ruota di ottanta o novanta gradi rispetto al resto della colonna e ci resta per tutta la durata del trattamento. Con il viso dentro l’apertura la testa può restare in asse con il resto del corpo, perché naso e bocca affacciano sul vuoto invece che sul rivestimento.
Da qui discende dove il foro va collocato: abbastanza vicino all’estremità della testata perché il collo non debba estendersi, abbastanza lontano dal bordo perché resti materiale su tutti e quattro i lati a reggere il peso della testa. Nei lettini a due, tre o quattro sezioni l’apertura sta nella sezione che si inclina, quindi si muove con lo schienale o con la testata reclinabile e mantiene la sua funzione anche quando il piano non è orizzontale.
La geometria del foro naso-bocca
La forma abituale è un ovale allungato lungo l’asse del lettino, più stretto che largo, con gli angoli raccordati. Su un lettino classico da visita in acciaio le dimensioni dichiarate sono circa 23 centimetri per 12: un ovale che accoglie il viso di un adulto lasciando appoggio sul perimetro. Un’apertura più piccola manda in pressione zigomi e mento, una più grande fa scendere la testa e mette in tensione il collo.
La sezione del bordo conta quanto il contorno. L’imbottitura, di solito schiuma poliuretanica di alcuni centimetri, viene tagliata da parte a parte, e il rivestimento in similpelle spalmata viene risvoltato e fissato lungo tutto il perimetro. Quel risvolto è ciò che tiene chiuso il taglio: dove manca, la schiuma resta a vista, assorbe liquidi e si sbriciola sotto lo sfregamento. Sui lettini di fascia medicale il rivestimento è in genere una similpelle a reazione al fuoco classificata, e la classificazione vale per il pezzo intero, bordo del foro compreso.
Sotto l’imbottitura cambia il supporto e con esso il modo di ricavare l’apertura. Su un piano in multistrato o in faggio il foro è fresato nel pannello, e il taglio resta rigido nel tempo; su un lettino pieghevole a valigia, dove il piano è più sottile e la struttura è in alluminio, il perimetro va rinforzato perché il carico della testa si concentra tutto lì. In entrambi i casi la profondità del taglio è quella dell’imbottitura più quella del pannello, e determina quanto il viso affonda prima di trovare il vuoto.
Il tappo e la copertura
Quando l’apertura non serve, si chiude. Il pezzo di ricambio si chiama tappo o copertura ed è un elemento sagomato, rivestito nello stesso materiale e nello stesso colore del lettino, che si incastra nell’apertura e ripristina una superficie continua. Viene venduto come accessorio per singolo modello, perché la sagoma segue il taglio di quel telaio, ed è la ragione per cui i codici delle coperture sono sempre riferiti ai codici dei lettini corrispondenti.
Serve a due cose concrete. La prima è la posizione supina: un paziente disteso sulla schiena appoggia la nuca proprio dove c’è il vuoto, e senza chiusura il capo affonda. La seconda è la pulizia, perché una superficie continua si passa da un capo all’altro con un panno, mentre un bordo interrotto va trattato a parte.
Il bordo del foro è il punto debole dell’igiene
Ogni discontinuità di un rivestimento è un punto dove i liquidi si fermano e dove il disinfettante ristagna. Il perimetro dell’apertura è la discontinuità più esposta di tutto il lettino, perché ci finiscono sopra respiro, saliva e prodotti usati durante il trattamento, e perché è la zona che riceve più sfregamento in ingresso e in uscita dalla posizione.
Il lenzuolino a rotolo, che copre il piano per intero, sull’apertura non aiuta: o la lascia scoperta perché viene strappato prima, o la copre chiudendola. Da qui l’uso di rotoli con foro preformato oppure di coperture monouso da appoggiare sul bordo, che si cambiano a ogni persona e lasciano il vuoto libero. Anche il ristagno di disinfettante è un tema di durata del materiale: prodotti a base alcolica lasciati asciugare da soli sulle pieghe del risvolto irrigidiscono lo strato superficiale della similpelle, e le crepe cominciano quasi sempre dal bordo di un taglio.
Foro naso-bocca, culla per il viso e poggiatesta
Tre soluzioni diverse per lo stesso problema, e i cataloghi le confondono spesso. Il foro ricavato nel piano è fisso: sta dov’è stato tagliato, e chi è più alto o più basso della media si adatta. La culla per il viso, o poggiatesta a ferro di cavallo, è un supporto imbottito montato su un braccio esterno, regolabile in altezza e in inclinazione e scorrevole lungo l’asse: si adatta alla statura e si toglie del tutto, ma sporge oltre il lettino e ne aumenta l’ingombro. La testata reclinabile è un’altra cosa ancora, perché cambia l’inclinazione della sezione senza aprirla, e su molti lettini convive con il foro.
Il termine da non scambiare è il foro nei lettini per ginecologia o nei tavoli operatori, che non ha niente a che vedere con la respirazione: là le aperture servono al drenaggio o al passaggio degli strumenti. Il foro naso-bocca si riconosce dalla posizione, sempre nella sezione della testa, e dal fatto che ha un tappo dedicato.