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Glossario

Cellucotton

Un’ovatta che di cotone non ha niente

Il cellucotton è ovatta di cellulosa: un materiale assorbente ricavato dalla pasta di legno, che nell’aspetto e nella mano ricorda l’ovatta di cotone ma non ha con quella nessuna parentela costruttiva.

Anche il nome viene da lì. È un nome commerciale nato negli Stati Uniti durante la prima guerra mondiale, quando il cotone per le medicazioni scarseggiava e venne messo in produzione un sostituto ottenuto da pasta di legno lavorata; la parola tiene insieme cellulosa e cotone proprio per dire questo. Passata all’uso comune, in italiano è rimasta come sinonimo di ovatta di cellulosa. Non è un termine normalizzato: nessuna monografia e nessuna norma lo definiscono, e sulle schede tecniche europee lo stesso materiale compare più spesso sotto la dicitura pura cellulosa.

Il cellucotton è carta crespata

Dal punto di vista industriale il cellucotton appartiene alla famiglia della carta, non a quella dei tessili. È un foglio assorbente di bassa grammatura, che sta grosso modo fra i 10 e i 45 grammi per metro quadrato, formato per via umida a partire da una sospensione di fibre in acqua.

La materia prima è pasta di legno, e la scheda la dichiara come pura cellulosa quando la fibra è vergine, cioè non è passata da un ciclo di recupero. La distinzione ha effetti visibili: una pasta vergine sbiancata dà un velo chiaro e uniforme, mentre una fibra riciclata porta con sé fibre già accorciate da un passaggio precedente e residui di lavorazione, quindi il foglio ha fibra più corta e colore più spento. Sui rivestimenti destinati al contatto con la cute si adopera la prima, e il bianco dichiarato in scheda non è un dato estetico ma la conseguenza di quale pasta si è scelta.

La differenza con un’ovatta vera sta tutta in quel passaggio. In un’ovatta tessile le fibre vengono cardate a secco e restano fibre disposte una accanto all’altra; qui invece la sospensione si distende su una tela che lascia scolare l’acqua, e quello che resta è un velo continuo in cui le fibre si sono legate fra loro mentre l’acqua se ne andava. Le fibre, poi, sono fibre di legno lunghe pochi millimetri, non fibre di cotone, che invece sono cellule singole lunghe anche qualche centimetro.

La crespatura sul cilindro e la lama

Il passaggio che dà al materiale il suo carattere è la crespatura, e avviene in macchina continua. Il foglio ancora umido viene fatto aderire a un grande cilindro riscaldato che lo asciuga, e una lama raschiante lo stacca dalla superficie. Nel distacco il foglio, che arriva più veloce di quanto la lama lo lasci andare, si accartoccia in pieghe finissime disposte per traverso rispetto al senso di marcia.

Da quelle pieghe discendono tre proprietà insieme. Lo spessore cresce, perché il foglio occupa più volume di quanto ne occuperebbe disteso, e con lo spessore cresce il volume vuoto che può accogliere liquido. Compare un allungamento: la crespatura si apre sotto tensione, quindi il foglio si lascia tirare un poco prima di strapparsi, cosa che una carta liscia non fa. E la mano si ammorbidisce. La crespatura, insomma, non è una finitura estetica ma il modo in cui il materiale prende le sue caratteristiche.

Veli e goffratura: come nasce un rotolo in cellucotton

I fogli di cellucotton si usano singoli o sovrapposti, e la scheda lo dichiara con il numero di veli: monovelo, due veli, e così via. Sommare veli non serve solo ad aumentare la quantità di materiale, perché fra un velo e l’altro resta un’intercapedine che si comporta da serbatoio a sé.

Sui veli sovrapposti interviene poi la goffratura, che è un’altra cosa dalla crespatura e viene spesso confusa con essa. La crespatura nasce in macchina e riguarda tutto il foglio; la goffratura arriva dopo, in trasformazione, quando il materiale passa fra due cilindri incisi che ci imprimono un disegno in rilievo. Nei punti in cui il rilievo schiaccia, i veli restano agganciati fra loro: è un accoppiamento meccanico a punti, che tiene insieme il rotolo senza incollarne l’intera superficie. Il disegno in rilievo, oltre a questo, alza ulteriormente lo spessore apparente.

Cellucotton, ovatta di cotone e fluff

Tre materiali assorbenti che si confondono, e che si distinguono guardando in che stato si trova la fibra alla fine.

Nell’ovatta di cotone la fibra è tessile, viene dal seme di una pianta, ha una lunghezza dell’ordine dei centimetri e non è mai stata sciolta in acqua: il velo è cardato e tiene per aggrovigliamento. Nel cellucotton la fibra è di legno, corta, e il velo è un foglio formato per via umida che resta un foglio dall’inizio alla fine.

Il fluff di cellulosa parte dalla stessa pasta di legno del cellucotton ma prende la strada opposta: il foglio viene disfatto a secco per riportare le fibre allo stato sciolto, e da quel momento non è più un foglio. Un rotolo di cellucotton si srotola, una massa di fluff no.

Il cellucotton da bagnato

Quello che tiene insieme un velo di cellulosa formato per via umida sono legami a idrogeno fra le fibre, che si stabiliscono mentre l’acqua evapora. L’acqua che torna li scioglie: bagnato, il materiale perde gran parte della resistenza che aveva da asciutto, e sotto trazione si apre.

È un limite che si può spostare aggiungendo in impasto una resina di resistenza a umido, cosa che si fa sui materiali destinati a lavorare bagnati. Dove non c’è, il comportamento resta quello: il cellucotton regge finché è asciutto e cede quando si inzuppa. Questo spiega perché il materiale si trova nei rivestimenti monouso e nell’asciugatura, dove il foglio è sostenuto da un piano e non deve reggere carichi, e non nelle medicazioni, che vengono tirate, avvolte e tenute in tensione.

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