Elastico nelle due direzioni del tessuto
Bi-stretch indica un tessuto che si allunga in entrambe le sue direzioni principali. In un tessuto ortogonale quelle direzioni sono due e hanno un nome preciso: l’ordito, che corre per il lungo della pezza, e la trama, che la attraversa. Un tessuto bi-stretch cede in tutte e due; in una maglia il paragone si sposta sulla lunghezza e sulla larghezza del rotolo, ma la sostanza non cambia.
Il termine circola anche come bi-elastico, e non è una denominazione di legge. Nessuna norma ISO o UNI definisce la parola: è una descrizione merceologica, che dice in che direzione il tessuto cede e non quanto, né con quale ritorno. Due articoli che si chiamano allo stesso modo possono comportarsi in modo molto diverso, e per saperlo bisogna guardare i dati e non il nome.
Mono-stretch e bi-stretch: dove cambia la direzione
Un tessuto mono-stretch cede in una direzione sola. Nei tessuti ortogonali è quasi sempre la trama, perché il filato elastomerico si inserisce con meno complicazioni nel filo che attraversa la pezza: un gabardine o un twill venduti come elastici sono di regola elastici in trama. Nel bi-stretch il filato elastomerico sta in entrambi i sistemi di fili, e questo costa di più sia in filatura sia in tessitura.
La differenza si sente addosso. Un pantalone mono-stretch cede attorno alla gamba ma non lungo la gamba, quindi accompagna la circonferenza e non il ginocchio che si piega; un bi-stretch cede in tutte e due, e segue anche i movimenti che accorciano o allungano il capo. Su una casacca è la stessa cosa vista dall’alto: la trama sola basta per il torace, ordito e trama insieme servono per il braccio che si alza.
L’elastan e la definizione che ne fissa il ritorno
Nella maggior parte dei casi l’elasticità viene da una fibra dedicata. Il regolamento europeo che fissa le denominazioni delle fibre tessili la elenca al numero 43 con il nome elastan, e la descrive come fibra elastomerica costituita da almeno l’85 % in massa di poliuretano segmentato che, se allungata sotto una forza di trazione fino a raggiungere tre volte la lunghezza iniziale, riprende rapidamente e sostanzialmente tale lunghezza non appena cessa la forza di trazione.
Vale la pena leggere dove cade l’accento di quella frase: non sull’allungamento, ma sul ritorno. Una fibra che si allunga e non torna non è elastomerica, è solo cedevole. Lo stesso allegato assegna all’elastan un tasso convenzionale dell’1,50 %, la percentuale che si somma alla massa a secco quando si calcola la composizione da dichiarare in etichetta.
In etichetta la fibra compare in quantità piccole, spesso fra il due e il cinque per cento, e non è poco per errore: il filamento di elastan viene avvolto dentro un filato rigido, quindi in tessitura entra il filato di copertura mentre l’elastan lavora solo in tiro e ritorno. Da notare anche il nome: la denominazione di legge in italiano è elastan, mentre le forme che si leggono sulle etichette dei capi importati e i nomi commerciali che circolano non lo sono.
Quando lo stretch viene dalla maglia e non dalla fibra
Esiste una seconda origine dell’elasticità, del tutto diversa. In una maglia il filo non corre dritto: forma boccole agganciate le une alle altre, e una boccola può cambiare forma senza che il filo si allunghi di un millimetro. Un jersey si allarga e si allunga per pura geometria, anche senza una sola fibra elastomerica dentro, e una maglia doppia come il punto Milano viene descritta come elastica in lunghezza e in larghezza per la stessa ragione.
Ne segue che due tessuti chiamati entrambi bi-stretch possono funzionare in modi che non hanno niente in comune: in uno è una fibra che si riprende, nell’altro è una maglia che si riapre. La differenza si vede nel ritorno più che nell’allungamento, perché la struttura da sola tende a conservare una deformazione residua che la fibra elastomerica invece recupera.
Come si misura l’elasticità, e perché il ritorno conta
La proprietà si misura in laboratorio su strisce o su anelli di tessuto tirati a forza definita. Il metodo di riferimento è la EN ISO 20932-1:2020, Textiles, Determination of the elasticity of fabrics, Part 1: Strip tests, che ha sostituito la EN 14704-1:2005 e che esclude dal proprio campo i nastri e i tessuti stretti.
La prova non restituisce un numero solo. Da un lato c’è l’allungamento sotto una forza data, dall’altro quello che resta quando la forza viene tolta, cioè la deformazione residua, e i due dati vanno letti insieme: un tessuto che si allunga molto e torna male non è migliore di uno che si allunga meno e torna bene, è un altro tessuto. Un dato di allungamento senza la forza a cui è stato misurato, e senza il numero di cicli, non dice quasi nulla.
Il bi-stretch davanti al lavaggio industriale
Il ciclo di una lavanderia industriale non somiglia a un lavaggio domestico: temperature alte, detergenti alcalini, candeggio a base di cloro e asciugatura in tunnel a caldo, ripetuti centinaia di volte sullo stesso capo. In una mischia di poliestere, viscosa ed elastan, l’anello debole è l’elastan, e ciascuno di quei passaggi lo attacca in un punto diverso.
Il poliuretano segmentato non si lavora a fusione perché il polimero si degrada quando fonde, e questo dice quanto sia il calore, e non l’acqua, il fattore da sorvegliare: sopra la temperatura a cui i segmenti rigidi rammolliscono la fibra perde memoria della forma e il capo resta lungo. Il cloro fa un lavoro diverso, ossidativo, e le stesse fonti tecniche notano che non tutte le varianti di poliuretano segmentato lo sopportano allo stesso modo. Il numero che vale in pratica non è quello del bi-stretch in generale ma la temperatura massima di lavaggio dichiarata per quel tessuto, insieme all’indicazione se il candeggio al cloro sia ammesso.
Two-way, four-way e bi-stretch: un vocabolario che non torna
Qui il lessico tradisce chi legge. Alcune fonti tecniche usano two-way stretch come sinonimo esatto di bi-elastico, cioè elastico in ordito e in trama; altre chiamano two-way l’elasticità su un solo asse, contando i due versi in cui quell’asse si allunga, e riservano four-way al tessuto che cede su entrambi. Le due letture portano lo stesso capo a essere descritto in due modi opposti.
Senza una norma che fissi i termini, l’unica lettura sicura è quella che nomina le direzioni del tessuto invece dei versi: elastico in trama, elastico in ordito, elastico in entrambi. È anche il motivo per cui la parola italiana regge meglio della sua traduzione, perché il bi del bi-stretch si riferisce ai due sistemi di fili, che in un tessuto si possono indicare senza ambiguità.