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I sensori SpO2 sono la parte del sistema di pulsossimetria che tocca il paziente: il monitor legge, ma è il sensore a raccogliere il segnale. In questa categoria trovi sensori monouso e riutilizzabili per adulti, bambini e neonati, nelle diverse sedi di applicazione e con i connettori dei principali sistemi di monitoraggio, insieme alle prolunghe che li collegano all’apparecchio. Sono ricambi e dotazione di reparto: l’apparecchio intero sta fra i pulsossimetri, mentre il sensore è il pezzo che lavora sulla pelle e si sostituisce per conto suo, quando la clip cede o il cavo si piega.
Cosa misura un sensore SpO2 e perché il numero conta
La sigla indica la saturazione periferica di ossigeno: la stima, in percentuale, di quanta emoglobina arteriosa sta trasportando ossigeno. Nei pazienti sani a livello del mare i valori stanno in genere fra 95% e 100%, un valore del 93% sta sotto il range considerato normale per molti adulti a riposo e va valutato nel contesto clinico, e una saturazione pari o inferiore al 90% è comunemente considerata ipossiemia clinicamente significativa, da attenzione medica urgente. La lettura però non è un numero assoluto: le linee guida ricordano che la normalità varia con età, quota, condizioni cliniche, sede del sensore e tipo di dispositivo. È il motivo per cui la scelta del sensore non è un dettaglio: un sensore sbagliato per taglia o per sede produce un numero che sembra preciso e non lo è.
Sensori SpO2 monouso o riutilizzabili
La prima divisione dell’assortimento è questa. Il sensore riutilizzabile, tipicamente a clip o a molletta, passa da un paziente all’altro dopo la pulizia e ammortizza il suo costo sul numero di letture: è la scelta naturale per il controllo saltuario in ambulatorio, in corsia o in ambulanza, ed è la parte più larga dell’assortimento. Il sensore monouso, di solito adesivo, resta sullo stesso paziente per tutta la durata del monitoraggio e si getta alla fine: elimina il passaggio di pulizia fra un paziente e l’altro e tiene la posizione anche su chi si muove, dorme o suda, dove una clip tende a spostarsi.
Nel monitoraggio continuo la differenza si sente di più: l’adesivo distribuisce il contatto e permette di ruotare periodicamente la sede di applicazione, mentre la clip concentra la pressione sempre nello stesso punto. Per un uso prolungato la disponibilità di sensori adesivi nelle taglie giuste pesa quanto la compatibilità con il monitor.
Il conto economico si fa sul lavoro reale, non sul prezzo del singolo pezzo. Una struttura che esegue controlli brevi consuma poco un riutilizzabile e lo ammortizza in fretta; un reparto che tiene i pazienti collegati per giornate intere brucia adesivi a ritmo costante, e lì contano la scorta e la regolarità del riordino più del costo unitario. Molti reparti finiscono con una dotazione mista: clip per i controlli, adesivi per i monitoraggi lunghi.
Taglie e sedi del sensore SpO2: dito, mano, piede
Il dito dell’adulto è la sede più comune, ma non l’unica. Per i bambini esistono versioni pediatriche con clip più piccole e adesivi dimensionati sul peso, dai pochi chili del lattante ai quaranta e più del ragazzo. Per i neonati il sensore non si stringe: si avvolge su mano o piede, e i formati a fascia o a Y sono nati per questo, perché su un piede di tre chili una molletta da adulto non ha senso fisico. Anche qui vale la regola delle linee guida: la sede di applicazione influenza la lettura, quindi sede e taglia si scelgono sul paziente reale, non sul sensore che si ha già in cassetto. Un reparto che monitora pazienti diversi tiene a scorta più taglie, perché il sensore giusto al momento giusto è parte della misura.
Compatibilità con monitor e saturimetri
Un sensore SpO2 non è universale: connettore, piedinatura e tecnologia di lettura devono corrispondere al sistema su cui verrà usato. Per questo l’assortimento è organizzato per compatibilità dichiarata con i principali sistemi di monitoraggio, e accanto ai sensori stanno le prolunghe dedicate, che portano il cavo alla lunghezza di lavoro senza adattatori improvvisati. Prima dell’ordine i punti da verificare sono tre: il modello esatto dell’apparecchio, il tipo di connettore e la tecnologia del canale SpO2. Vale sia per i monitor multiparametrici di reparto sia per i saturimetri portatili: la spina che entra non basta, conta la compatibilità dichiarata dal produttore per quel modello.
Su una parte degli apparecchi il vincolo dipende anche dal numero di serie: lo stesso modello, prodotto prima o dopo una certa revisione, vuole due sensori diversi. È il dato che manda a monte più ordini di ogni altro, perché il nome del modello combacia e il pezzo arriva incompatibile: prima di ordinare si legge la matricola sull’etichetta e la si confronta con l’intervallo indicato sulla scheda del ricambio.
Le prolunghe meritano un ragionamento a parte, perché sono spesso il ricambio più frequente dell’intero sistema: il cavo che attraversa il letto e segue i movimenti del paziente si piega, si schiaccia e cede prima del sensore. Tenerla come pezzo separato ha un vantaggio concreto: quando cede si sostituisce quella e non il sensore, e la lunghezza si adatta alla postazione, corta sul comodino e lunga dove il monitor sta a parete.
Materiali a contatto con la pelle
Nei sensori e negli accessori per pulsossimetria si usano materiali polimerici come silicone, PVC, TPU, TPE e ABS, e per le parti a contatto con il paziente la biocompatibilità va valutata secondo la ISO 10993-1. Per chi acquista la verifica è semplice: la scheda deve dichiarare la destinazione d’uso e i materiali della parte a contatto. Sul piano pratico il materiale cambia anche il comfort: il silicone morbido delle clip riutilizzabili si tollera meglio nelle letture lunghe, l’adesivo dei monouso va scelto pensando alla pelle su cui andrà, che in un neonato o in un paziente anziano non perdona un collante aggressivo.
Come scegliere il sensore SpO2 giusto
L’ordine delle verifiche parte dall’apparecchio e finisce sulla pelle del paziente. Su quale apparecchio verrà usato: è il vincolo di compatibilità, e taglia fuori tutto ciò che non si collega. Su quali pazienti: adulto, pediatrico o neonatale decidono taglia e formato. Per quanto tempo: il controllo puntuale spinge verso la clip riutilizzabile, il monitoraggio continuo verso l’adesivo monouso. In che condizioni: movimento, sudorazione e perfusione ridotta spostano la scelta dalla clip ai formati avvolgenti, adesivi o a fascia, che seguono il dito invece di stringerlo.
Sul lavoro di reparto pesano poi i dettagli di servizio: lunghezza del cavo, resistenza della clip, qualità dell’adesivo. Sono quelli che si sentono più del nome sulla confezione, e che decidono quanto spesso quel sensore andrà ricomprato.
Domande frequenti
La compatibilità dichiarata riguarda connettore, piedinatura e tecnologia di lettura: se il produttore del sensore dichiara la compatibilità con il modello esatto dell'apparecchio, il sistema lavora nelle condizioni previste. Il punto da non saltare è proprio quella dichiarazione: un sensore che entra fisicamente nella presa ma non è dichiarato per quel monitor può produrre letture instabili senza segnalare nulla. Prima dell'ordine si confrontano modello dell'apparecchio e lista di compatibilità del sensore, non la forma della spina.
Quando la lettura diventa instabile o discontinua su pazienti su cui prima era regolare, quando il cavo mostra pieghe permanenti o interruzioni intermittenti muovendolo, o quando la clip ha perso forza di chiusura e il sensore scivola. Un riutilizzabile che lavora tutti i giorni è un consumabile lento, non un acquisto definitivo: tenerne uno di scorta evita di restare senza monitoraggio mentre il ricambio arriva.