L’organizzazione che riconosce gli schemi degli altri
La sigla PEFC sta per Programme for the Endorsement of Forest Certification, cioè programma per il riconoscimento degli schemi di certificazione forestale. È il nome a spiegare la struttura: non è uno schema di certificazione, è il programma che ne riconosce altri.
Dietro la sigla c’è un’organizzazione non governativa internazionale senza scopo di lucro, con sede a Ginevra, nata nel 1999 su iniziativa di proprietari forestali e industria del legno europei per rendere reciprocamente riconoscibili gli schemi nazionali già esistenti. L’organizzazione non gestisce boschi, non ispeziona aziende e non rilascia certificati: scrive i requisiti internazionali, valuta gli schemi nazionali rispetto a quelli e li riconosce o li respinge. I certificati li emettono organismi di certificazione indipendenti e accreditati, e le regole a cui questi organismi devono attenersi sono a loro volta un documento dello schema.
Che cosa certifica davvero il PEFC
Gli oggetti certificabili sono due e vanno tenuti separati, perché rispondono a due domande diverse.
Il primo è la gestione forestale sostenibile: riguarda il bosco e il modo in cui viene governato. Il riferimento internazionale è la PEFC ST 1003, Sustainable Forest Management, Requirements, la cui edizione corrente porta la data 2024 ed è stata approvata dall’assemblea generale il 13 novembre di quell’anno. Il documento fissa criteri sul mantenimento delle risorse forestali e sul loro contributo al ciclo del carbonio, sulla salute e la vitalità delle foreste, sulle funzioni produttive di legno e di prodotti non legnosi.
Il secondo è la catena di custodia: riguarda le aziende che il materiale lo lavorano e lo rivendono. Il riferimento è la PEFC ST 2002:2020, obbligatoria dal 14 agosto 2022, che stabilisce come classificare il materiale in ingresso, come tenerne traccia lungo la lavorazione e che cosa si può dichiarare in uscita. La stessa norma porta con sé requisiti sociali, di salute e di sicurezza, costruiti sulla Dichiarazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro sui principi e i diritti fondamentali nel lavoro del 1998: un certificato di catena di custodia non parla soltanto di provenienza.
I tre metodi della catena di custodia
La norma prevede tre approcci alternativi, e sapere quale è stato usato cambia il significato della dichiarazione che si legge.
- La separazione fisica tiene il materiale certificato distinto o comunque identificabile in ogni fase della lavorazione. Quando in uno stesso gruppo di prodotti entrano materiali con contenuti certificati diversi, in uscita si dichiara il più basso dei valori in ingresso.
- Il metodo percentuale calcola il contenuto certificato di un gruppo di prodotti su un periodo di dichiarazione e lo applica come percentuale a tutto ciò che esce in quel periodo, anche a pezzi che di quel materiale non ne contengono.
- Il metodo del credito accumula la quantità certificata come credito e la spende su un volume corrispondente di produzione, lasciando il resto sotto un’altra dichiarazione.
Accanto al materiale certificato esiste una categoria a sé, il materiale controllato: non proviene da una foresta certificata, ma un sistema di dovuta diligenza dell’azienda ha verificato che non venga da fonti controverse. Controverse significa, fra le altre cose, taglio illegale, conversione di foreste ad altri usi, distruzione di aree con elevate riserve di carbonio, legname da conflitto, e situazioni in cui non è rispettato lo spirito della dichiarazione del 1998 già citata o quello della dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni del 2007.
Che cosa l’etichetta PEFC non dice del prodotto
Qui sta il fraintendimento più diffuso. L’etichetta non afferma nulla sulla qualità tecnica, sulla sicurezza, sull’assorbenza o sul grado di bianco dell’articolo su cui è stampata. Una cellulosa certificata non è una cellulosa migliore: ciò che è stato verificato è da dove viene la fibra e se la catena che l’ha movimentata tiene registrazioni che reggono a un audit.
Va letta con attenzione anche la percentuale. La norma di catena di custodia dichiara esplicitamente di non fissare una soglia minima di contenuto certificato per comunicarlo su un prodotto: quelle soglie stanno in un documento diverso, le regole d’uso del marchio, la PEFC ST 2001. L’uso del logo richiede inoltre una licenza rilasciata dall’organizzazione o da un suo ente autorizzato, e ogni licenza ha un proprio codice.
Un ultimo punto pratico: su un articolo composito la dichiarazione riguarda la sola parte di origine forestale. Su un prodotto assorbente parla della cellulosa, non dei film plastici, degli adesivi o degli elastici.
Dove si incontra la sigla
Nel settore sanitario e delle forniture per collettività la sigla compare quasi sempre su articoli di cellulosa: la fibra sfibrata dei prodotti assorbenti, la carta asciugamani, le bobine industriali, i rotoli di lenzuolino per lettini. Spesso sta accanto a una etichetta ambientale di altro tipo, che risponde a domande diverse e viene rilasciata da un ente diverso.
La sigla ricorre anche su legno, imballaggi, arredi e prodotti non legnosi del bosco, perché lo schema copre i prodotti a base di alberi in generale e non solo la carta.
PEFC e FSC, due architetture opposte
Gli schemi principali di certificazione forestale sono due e hanno lo stesso obiettivo dichiarato, attestare l’origine sostenibile dei prodotti legnosi e cartari. Differiscono nell’impianto.
Il Forest Stewardship Council scrive un unico standard internazionale e lavora dall’alto verso il basso, accreditando direttamente gli organismi che certificano. Il PEFC lavora nella direzione contraria: i requisiti che si applicano davvero in bosco sono quelli dello schema nazionale, scritto nel paese e poi valutato rispetto al riferimento internazionale prima di essere riconosciuto.
La conseguenza è concreta e va detta senza giudizio. Sotto la stessa sigla i requisiti di dettaglio possono differire da paese a paese, e per sapere che cosa è stato chiesto a un bosco preciso bisogna guardare quale schema nazionale lo ha certificato. In compenso lo schema si innesta su regole forestali già in uso in quel paese, ed è la ragione per cui in alcune filiere è largamente più diffuso dell’altro.