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Glossario

Calotta cranica

La porzione che chiude dall’alto la scatola cranica

La calotta cranica è la parte superiore del neurocranio, la porzione che chiude dall’alto la cavità in cui sta l’encefalo. Nella terminologia anatomica internazionale si chiama calvaria, in italiano anche volta cranica. La formano la squama dell’osso frontale davanti, le due ossa parietali al centro e la squama dell’occipitale dietro; lateralmente vi contribuisce la squama del temporale.

Il confine con la parte sottostante, la base cranica, non è una struttura ma un piano convenzionale: sopra sta la calotta, sotto la base, cioè il pavimento su cui l’encefalo poggia, attraversato dai fori per i nervi e per i vasi. Le due parti sono fatte in modo diverso. La base è irregolare, scavata in tre fosse e bucata da decine di aperture; la calotta è una superficie continua, curva in due direzioni, senza fori se non quelli minimi dei vasi emissari.

Il nome viene dalla geometria: una calotta è la porzione di sfera tagliata da un piano. Non è tutto il cranio e non è la scatola cranica, che comprende calotta e base insieme.

Le tre lamine dell’osso della calotta

Le ossa della volta non sono piastre piene. In sezione mostrano tre strati: un tavolato esterno di osso compatto, relativamente spesso; una zona intermedia di osso spugnoso, la diploe, che in vita contiene midollo osseo rosso ed è percorsa dai canali delle vene diploiche; un tavolato interno, anch’esso compatto ma più sottile e fragile, tanto che il nome tradizionale è lamina vitrea. È la faccia a contatto con la dura madre.

La disposizione è quella di un pannello sandwich: due lamine dure separate da un nucleo leggero. A parità di materiale impiegato una struttura del genere è molto più rigida di una lastra piena, perché allontanare le due facce dal piano medio aumenta il momento d’inerzia della sezione. In alcuni punti la diploe manca del tutto e restano i due compatti quasi a contatto, o una sola lamina sottile.

Le suture della volta cranica

Le ossa della calotta non sono articolate fra loro nel senso comune: le uniscono le suture, giunzioni fibrose immobili nell’adulto, in cui i margini ossei si incastrano l’uno nell’altro con un profilo dentellato. Le principali sono tre. La sutura coronale corre trasversalmente e separa il frontale dai due parietali; la sagittale corre avanti e indietro sulla linea mediana fra i due parietali; la lambdoidea chiude dietro, fra parietali e occipitale. Lateralmente la sutura squamosa unisce la squama del temporale al parietale, e lo fa a sovrapposizione invece che a denti.

Gli incroci hanno un nome proprio e servono da punti di repere: il bregma dove la coronale incontra la sagittale, il lambda dove la sagittale incontra la lambdoidea. Sono gli stessi punti che nel neonato corrispondono alle due fontanelle maggiori. Sulla parete laterale c’è un terzo repere, lo pterion, dove convergono quattro ossa, frontale, parietale, temporale e sfenoide: è la zona meccanicamente più debole della volta, e al di sotto vi decorre il ramo anteriore dell’arteria meningea media, uno di quelli che lasciano il proprio solco sulla faccia interna dell’osso.

Come cambia la calotta nei primi anni di vita

Alla nascita le ossa della volta non si toccano ancora: fra i margini restano membrane fibrose, le fontanelle. L’anteriore, o bregmatica, ha forma di rombo e sta fra il frontale e i due parietali; la posteriore è triangolare e sta al lambda. La fontanella anteriore si chiude nei primi due anni di vita, con una variabilità individuale ampia: le fonti mediche indicano intervalli diversi e non concordano su un mese preciso.

Chiuse le fontanelle, le suture restano a lungo zone di accrescimento: è lì che la volta si allarga mentre l’encefalo aumenta di volume, e solo molto più tardi cominciano a saldarsi in osso. La saldatura anticipata di una sutura ha un nome clinico proprio, craniosinostosi, e cambia la forma della calotta perché l’accrescimento prosegue nelle direzioni rimaste libere.

La calotta mobile dei modelli anatomici

Nei modelli anatomici da didattica la calotta è la parte che si toglie. Il cranio da esercitazione è scomponibile in tre pezzi: calotta, base cranica e mandibola. La calotta è separata da un taglio orizzontale che gira attorno alla volta ed è tenuta in sede da spine di centraggio o da magneti annegati nel materiale, così da sollevarsi e tornare a posto senza attrezzi.

Serve a mostrare ciò che dall’esterno non si vede: la faccia interna della volta, con i solchi lasciati dai vasi meningei che si ramificano come un albero, e le tre fosse della base su cui l’encefalo appoggia. I modelli si producono in resina sintetica, in scala reale o ridotta; nelle versioni numerate ogni osso e ogni foro portano un numero che rimanda a una legenda, in quelle colorate le singole ossa o le suture sono dipinte in tinte diverse per distinguerle a colpo d’occhio. Alcuni alloggiano all’interno un modello di encefalo a sua volta scomponibile.

Calotta cranica, scatola cranica e cranio

Tre parole vicine indicano cose di ampiezza diversa. La calotta cranica, o calvaria, è solo il tetto. La scatola cranica, cioè il neurocranio, comprende calotta e base e racchiude l’encefalo. Il cranio è ancora più ampio: al neurocranio aggiunge lo splancnocranio, le ossa della faccia. Chiamare cranio la sola calotta è un restringimento che nei testi anatomici non si fa.

Accanto a questa parola si incontra spesso una coppia di termini chirurgici che vale la pena tenere distinta. Craniotomia indica l’apertura della volta con asportazione temporanea di un lembo osseo che al termine viene rimesso al suo posto; craniectomia indica la stessa apertura quando il lembo non viene riposizionato. La differenza non sta nel modo di aprire ma in che fine fa l’osso, ed è per questo che le due parole non sono intercambiabili.

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