Contenitori Sterili
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La categoria contenitori sterili raccoglie vasetti, provette e accessori monouso per la raccolta di campioni biologici in ambulatori, RSA, infermerie aziendali, reparti di degenza, laboratori e strutture HoReCa con presidio sanitario interno. La scelta corretta dipende dal tipo di campione, dal volume richiesto, dalla presenza di graduazione, dal tappo, dalla confezione singola e dalla compatibilità con il protocollo indicato dal personale sanitario. In questa sezione trovano spazio articoli in PP, formati compatti per analisi di routine e contenitori più capienti per raccolte prolungate, con attenzione a lotto, integrità dell’imballo e data di scadenza della sterilità.
Aree e specializzazioni
Contenitori Feci
I contenitori sterili per feci sono pensati per analisi coprologiche e raccolte che richiedono un recipiente pulito, chiuso in modo sicuro e pratico da maneggiare. Il formato più comune è compatto, così da limitare ingombro a magazzino e facilitare la distribuzione al paziente o al reparto. Per le scorte professionali conviene tenere separati i contenitori per feci da quelli per urine, anche quando il materiale esterno sembra simile, perché cambiano uso previsto, capacità e modalità di consegna del campione. Un esempio rappresentativo è il contenitore sterile per feci da 60 ml per analisi coprologiche di Idrofil, adatto a una gestione ordinata delle richieste di laboratorio senza occupare troppo spazio negli armadi sanitari.
Contenitori Urine
I contenitori sterili per urine coprono raccolte singole, campioni per urinocoltura e formati più grandi per raccolte temporizzate, come il contenitore per urine 24 ore. In base alla procedura può essere richiesto un vasetto graduato, una provetta sterile o un contenitore urine con provetta, quindi è preferibile verificare prima il metodo previsto dal laboratorio invece di acquistare un unico formato generico. Per urinocoltura, provetta o contenitore dipendono dal flusso di accettazione del campione e dal sistema usato dalla struttura. Tra gli articoli più richiesti rientrano il contenitore sterile graduato per urine da 120 ml e il contenitore sterile graduato per la raccolta delle urine da 2,5 litri, entrambi utili per coprire necessità diverse senza confondere i reparti.
Criteri di scelta per acquisti professionali
Per una scorta sanitaria ben impostata non basta guardare la capacità in ml. Meglio partire dal tipo di prelievo, dalla frequenza di utilizzo, dal numero di punti di consegna e dal livello di tracciabilità richiesto. In una RSA, per esempio, conviene avere contenitori piccoli per campioni occasionali e formati maggiori per raccolte programmate; in un ambulatorio con accesso esterno è utile privilegiare confezioni singole e referenze facili da identificare. La graduazione aiuta nella lettura del volume raccolto, mentre il tappo a vite riduce il rischio di apertura accidentale durante movimentazione e trasporto interno.
La sterilità va trattata come requisito operativo, non come dettaglio di etichetta. Evita contenitori con confezione danneggiata, lotto non leggibile o sterilità oltre scadenza, perché il campione potrebbe non essere accettato dal laboratorio. Per strutture con procedure documentate è preferibile creare una scheda interna con referenza, uso previsto, reparto di destinazione e quantità minima di riordino. Questo riduce errori tra contenitore sterile per urine, provetta graduata, contenitore per feci e accessori di raccolta non destinati all’analisi.
Materiali, accessori e dispositivi correlati
Molti contenitori per campioni sono realizzati in polipropilene, materiale rigido e leggero, adatto a contenere liquidi o campioni semisolidi senza deformarsi facilmente durante l’uso ordinario. La trasparenza o semitrasparenza del corpo, quando presente, aiuta il controllo visivo del contenuto e della quantità raccolta. In magazzino è consigliabile separare i contenitori sterili dagli accessori non sterili e dai dispositivi di supporto al paziente, così il personale evita prelievi errati nei momenti di maggiore carico.
Accanto ai contenitori per analisi possono essere presenti articoli di raccolta e assistenza, come padelle urinali e urinali maschili. Alcuni rientrano nella logica del DM I e vanno scelti valutando destinazione d’uso, pulizia prevista e gestione del paziente. In questa fascia, Gima è un riferimento per accessori come l’urinale maschile in plastica bianca da 1000 ml e la padella urinale in polipropilene con manico, prodotti utili nei reparti e nelle camere assistite ma da non confondere con i contenitori sterili per campioni da laboratorio.
Gestione delle scorte e conformità
La categoria rientra nel perimetro del monouso medicale e va gestita con criteri diversi rispetto ai consumabili generici. Il Regolamento UE 2017/745 sui dispositivi medici è il riferimento normativo per classificazione, marcatura e responsabilità lungo la filiera, quando il prodotto ricade nel relativo campo di applicazione. Per il buyer professionale contano soprattutto etichettatura chiara, confezionamento integro, lotto rintracciabile e coerenza tra prodotto ordinato e protocollo in uso nella struttura.
In contesti misti, come RSA con cucina interna, hotel con infermeria o mense sanitarie, è utile tenere fisicamente separati i materiali medicali dai prodotti legati a pulizia, ristorazione e procedure HACCP. I contenitori sterili devono restare in armadi asciutti, chiusi e facilmente controllabili, lontani da detergenti, disinfettanti aperti o materiali che potrebbero danneggiare le confezioni. Conviene impostare un controllo periodico delle scadenze, usando prima i lotti più vecchi e lasciando a magazzino una riserva proporzionata al consumo reale della struttura.
Domande frequenti
Non è un caso: le urine si raccolgono con protocolli diversi tra loro, dal campione singolo per urinocoltura fino alla raccolta delle ventiquattro ore, che richiede taniche da due o tre litri invece di un vasetto compatto. Per questo la famiglia urine comprende volumi, gradazioni e tappi differenti, mentre le feci seguono quasi sempre lo stesso schema di raccolta, un vasetto sterile con paletta integrata, e per questo restano su un formato pressoché unico. La scelta pratica resta la stessa in entrambi i casi: prima si individua il protocollo richiesto dal laboratorio, poi si sceglie il contenitore, non il contrario.
Il taglio della confezione segue il volume di consumo previsto. I formati venduti in blocchi da alcune centinaia di pezzi rispondono a strutture con raccolte frequenti e organizzate, dove il riordino avviene a cadenza programmata e conviene ridurre il costo unitario con un acquisto più ampio. I formati venduti singolarmente o in piccoli numeri sono più adatti a chi gestisce richieste occasionali o discontinue, dove tenere a scorta centinaia di pezzi significherebbe solo occupare spazio e rischiare scadenze superate prima dell'uso. La scelta del taglio di confezione dipende dal ritmo reale delle raccolte, non dal prezzo per singolo pezzo.
La graduazione serve quando il protocollo richiede di leggere o registrare il volume raccolto, come nelle raccolte temporizzate o quando il dato quantitativo fa parte della richiesta del laboratorio. Per una raccolta singola destinata solo a un'analisi qualitativa, senza bisogno di misurare il volume, un contenitore senza tacche è sufficiente e spesso più economico. Nei contenitori più capienti per raccolte prolungate la graduazione diventa più utile, perché permette un controllo visivo rapido senza dover travasare il contenuto in un altro dispositivo solo per verificarne la quantità.
Non è un obbligo, ma semplifica la gestione degli ordini quando un marchio copre già la maggior parte dei formati necessari, dai vasetti compatti ai contenitori più capienti per raccolte prolungate. Restare su poche referenze riduce la varietà di schede tecniche da controllare e rende più lineare il confronto tra lotti e scadenze in fase di controllo scorte. Ha comunque senso affiancare un secondo marchio quando serve un formato specifico non coperto dal primo, come una provetta graduata di piccolo volume, purché la scheda tecnica del prodotto aggiuntivo resti coerente con il protocollo già in uso nella struttura.
No, sono due percorsi normativi diversi anche se convivono nello stesso ramo. Il vasetto sterile per la raccolta di un campione da inviare al laboratorio, quando dichiarato tale dal produttore, rientra nel Regolamento (UE) 2017/746 sui dispositivi medico-diagnostici in vitro. L'urinale e la padella, che servono all'assistenza del paziente e non alla diagnostica, seguono invece il Regolamento (UE) 2017/745 sui dispositivi medici, spesso con classificazione DM I. In fase d'ordine conviene controllare quale dei due regolamenti richiama la scheda tecnica del prodotto, perché cambiano i documenti di conformità da conservare per la tracciabilità.