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Contenitori Urine

4 prodotti
Contenitore Sterile Graduato per Urine 120 Ml
Idrofil

Contenitore Sterile Graduato per Urine 120 Ml

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Contenitore Sterile per Urine in Provetta Graduata 10 Ml
Idrofil

Contenitore Sterile per Urine in Provetta Graduata 10…

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Urinale Maschile in Plastica Bianca DM I da 1000 Ml
Gima

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Padella Urinale in Polipropilene con Manico Bianca DM I
Gima

Padella Urinale in Polipropilene con Manico Bianca DM…

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I contenitori urine servono a raccogliere, conservare e consegnare il campione in modo ordinato nei flussi di ambulatori, RSA, infermerie aziendali, reparti, studi medici e strutture con presidio sanitario interno. La scelta non dipende solo dalla capacità dichiarata, ma da apertura, tappo, graduazione, materiale, stabilità sul piano e compatibilità con il protocollo indicato dal personale sanitario o dal laboratorio. Per un acquisto professionale conviene distinguere subito tra vasetto sterile per campione singolo, contenitore graduato per raccolta prolungata, provetta per aliquota e urinale o padella per assistenza alla persona.

Formati per campione singolo, provetta e raccolta prolungata

Il formato più ricorrente per l’esame standard delle urine è il vasetto sterile graduato con tappo a vite. Una capacità intorno ai 120 ml è pratica perché offre spazio sufficiente per la raccolta, resta maneggevole e permette una lettura visiva del livello tramite graduazione. Il contenitore sterile graduato per urine da 120 ml di Idrofil è rappresentativo di questa fascia: adatto a scorte ambulatoriali, infermerie e strutture che devono avere sempre a disposizione un articolo semplice, riconoscibile e pronto all’uso.

Per la raccolta urine 24 ore serve invece un contenitore di capacità superiore, con impugnatura o forma stabile, tappo sicuro e materiale resistente. In questi casi il contenitore sterile graduato per la raccolta delle urine da 2,5 litri copre il bisogno tipico di monitoraggio prolungato, dove il volume complessivo è parte del dato operativo da gestire. Meglio non sostituire questo formato con più vasetti piccoli: si complica l’identificazione, aumenta il rischio di travaso e il campione può non rispettare le indicazioni ricevute.

Il contenitore urine con provetta è indicato quando il laboratorio richiede una piccola aliquota, per esempio in provetta graduata da 10 ml, anziché il vasetto intero. La provetta aiuta nella gestione dei campioni in accettazione, nella riduzione degli ingombri e nella tracciabilità interna. Per urinocoltura e test specifici è preferibile attenersi al contenitore richiesto dal protocollo, perché vasetto e provetta non sono sempre intercambiabili.

Materiali, chiusura e praticità in reparto

La maggior parte dei contenitori per urine è realizzata in plastica rigida trasparente o semitrasparente, spesso in PP, materiale leggero, resistente e adatto all’impiego sanitario monouso. La trasparenza permette un controllo immediato del volume, mentre la graduazione facilita la lettura senza aprire il tappo. Nelle scorte professionali conviene preferire articoli con tappo ben zigrinato, filetto regolare e superficie etichettabile, perché sono dettagli che riducono errori nelle fasi di consegna, accettazione e invio al laboratorio.

L’apertura del vasetto è un criterio concreto, soprattutto per la raccolta femminile o per persone con mobilità ridotta. Un’imboccatura ampia rende la manovra più semplice e riduce le perdite; una base stabile limita il ribaltamento sul piano. Per pazienti allettati o assistiti, invece, rientrano in uso accessori diversi dal vasetto, come l’urinale maschile in plastica bianca da 1000 ml e la padella urinale in polipropilene con manico bianca di Gima, entrambi pensati per la gestione dell’eliminazione in contesto assistenziale e non per sostituire automaticamente il contenitore sterile da laboratorio.

Per il personale che manipola campioni biologici è buona pratica affiancare dispositivi monouso adeguati, come guanti medicali conformi alla norma EN 455, oltre a superfici pulite e materiali assorbenti per eventuali piccole fuoriuscite. Nei carrelli di medicazione possono essere utili anche le garze sterili per presidio sanitario, da tenere separate dal materiale destinato alla raccolta dei campioni.

Scelta corretta per esame urine e urinocoltura

Per esami di routine il vasetto sterile graduato resta la scelta più versatile. Per l’urinocoltura, invece, la priorità è preservare la sterilità del contenitore fino al momento della raccolta e chiudere correttamente il tappo subito dopo. La provetta per urine può essere richiesta dal laboratorio per una gestione più rapida del campione, ma va utilizzata solo se prevista dal percorso sanitario. In ambito B2B è utile tenere a magazzino sia vasetti sterili sia provette graduate, evitando acquisti casuali che poi non coincidono con le procedure locali.

La raccolta delle 24 ore richiede un contenitore più capiente e una gestione ordinata dell’intero periodo indicato. In una RSA, in un reparto o in un’infermeria aziendale è preferibile predisporre etichettatura, istruzioni interne e punto di conservazione prima della consegna al paziente. Il contenitore non va trattato come articolo riutilizzabile: anche se robusto, deve essere destinato a una singola raccolta e poi smaltito secondo le procedure della struttura. Evita taniche generiche o recipienti non sanitari, perché possono creare dubbi su pulizia, tappo, identificazione e compatibilità con il laboratorio.

Compatibilità operativa con assistenza e campioni biologici

I contenitori per urine non vanno confusi con gli articoli per altri campioni. Se la struttura gestisce anche raccolte diverse, il collegamento corretto è con i contenitori per feci sterili, da tenere separati per evitare errori in consegna e accettazione. La distinzione deve essere evidente a scaffale: posizione diversa, etichette chiare e personale formato riducono scambi tra vasetti simili.

Nei reparti e nelle strutture assistenziali può essere necessario affiancare ai contenitori anche sistemi di drenaggio, ma con una funzione diversa. Una sacca urine a circuito aperto riguarda la raccolta continua da paziente, mentre il vasetto sterile serve al campione da analizzare. Confondere i due ambiti porta a scorte sbilanciate: il buyer dovrebbe valutare separatamente diagnostica, assistenza alla persona e gestione del paziente allettato.

Norme, marcatura e gestione del monouso

La conformità va letta sempre sulla destinazione d’uso indicata dal fabbricante. Alcuni articoli per assistenza possono rientrare nei dispositivi medici secondo il Regolamento (UE) 2017/745, con classificazione come DM I quando prevista. I contenitori destinati a campioni per analisi possono invece essere collegati al percorso diagnostico in vitro, secondo le indicazioni del produttore e del laboratorio. In acquisto è bene verificare confezionamento, sterilità dichiarata, lotto, scadenza se presente e integrità del tappo.

Per una scorta ben costruita conviene partire da tre livelli: vasetti sterili graduati da circa 120 ml per routine, provette graduate da piccolo volume per aliquote richieste dal laboratorio, contenitori da 2,5 litri per raccolte prolungate. A questi si aggiungono urinali e padelle solo dove c’è assistenza diretta alla persona. La scelta più sicura è acquistare formati coerenti con le procedure interne, tenendo separati campioni, drenaggio e ausili per l’eliminazione: così il magazzino resta leggibile e il personale trova subito il contenitore adatto.

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